Di Ylenia Battimelli
Vincere Arcadia non è stato solo un traguardo, ma l’inizio di una nuova tappa per Maria Grazia Catalano, giovane fashion designer che con passione, impegno e una visione fuori dagli schemi ha saputo conquistare pubblico e giuria. Un successo frutto di scelte coraggiose, dettagli curati con amore e un linguaggio stilistico che intreccia arte e moda. Grazie alla collaborazione tra Arcadia e Glamì, ha avuto l’opportunità di partecipare alla Parigi Fashion Week, portando il suo sogno in una delle capitali mondiali dello stile. In questa intervista ci racconta cosa ha significato per lei questa esperienza, le emozioni vissute, i progetti futuri e l’importanza di restare fedeli alla propria autenticità.
Ciao Maria Grazia ,cosa significa per te aver vinto Arcadia Ti aspettavi questo risultato?
Vincere Arcadia è stato emozionante, una conferma del fatto che la strada che scelsi di intraprendere sette anni fa è quella giusta. Non sono arrivata lì pensando “voglio vincere” perché ero già grata di far sfilare una delle mie creazioni nella terra in cui sono nata e cresciuta. Quando sono stata chiamata sul palco, non avevo realizzato ancora cosa stesse succedendo, solo una volta scesa, vedendo la gioia nei volti delle persone che erano lì per me, ho capito che ce l’avevo fatta.
Quali sono, secondo te, gli elementi che ti hanno permesso di distinguerti e vincere?
Il mio è un abito che non passa inosservato, grazie alla scelta dei tessuti e ai particolari realizzati interamente da me, come il bottone e gli occhi realizzati in resina. L’essermi messa in gioco a 360 gradi probabilmente è stato il mio punto di forza. Non ho fatto un qualcosa che avevo già sperimentato precedentemente, ma ho provato ad uscire dalla mia comfort zone dedicando amore ed impegno ad ogni singolo dettaglio.
Come ti sei sentita all’idea di partecipare alla Parigi Fashion Week grazie al premio offerto da Glami?
Mi sono sentita super motivata, non vedevo l’ora di vivere una nuova esperienza. Non ero mai stata a Parigi, e sapere di andarci per fare ciò che amo è stato davvero emozionante.
Cosa ti aspettavi da questa esperienza?
Ho cercato in tutti i modi di non farmi troppe aspettative: non volevo creare scenari nella mia mente, ma vivere ogni momento a pieno. Sapevo solo che sarebbe stata un’esperienza formativa importante per il mio percorso. Credo fermamente che non si smetta mai di imparare, e questa occasione ha sicuramente arricchito le mie conoscenze e mi ha permesso di aprirmi a nuove opportunità.
Se potessi scegliere uno stilista o un brand con cui collaborare in futuro, chi sarebbe e perché?
Scegliere un solo nome non è facile, perché ce ne sarebbero diversi che ammiro, ma se dovessi indicarne uno, almeno per il momento, sceglierei Schiaparelli. Amo profondamente il connubio tra arte e moda, ed è qualcosa che cerco di portare spesso nel mio lavoro. Anche per l’abito presentato ad Arcadia mi sono lasciata ispirare dal movimento surrealista, in particolare dalle opere di Salvador Dalì. Mi affascina l’idea di un’alta moda visionaria, fatta di abiti-scultura dal forte impatto visivo, dove elementi corporei si trasformano in ornamenti simbolici. È un linguaggio creativo che sento molto vicino al mio modo di esprimermi.
Come immagini la tua carriera nei prossimi cinque anni?
Sicuramente non smetterò mai di formarmi: questo mondo è in continua evoluzione e per restare al passo è fondamentale aggiornarsi costantemente, senza però mai perdere la propria identità creativa. In questo momento sto lavorando a un progetto personale, qualcosa che sento profondamente mio. Avverto il bisogno di esprimermi in modo autentico, di mettermi davvero a nudo, senza filtri, per raccontare chi sono attraverso ciò che creo. È anche un modo per guardarmi indietro con consapevolezza e dimostrarmi che ogni passo fatto finora, ogni scelta e ogni sacrificio, sono stati parte di un percorso che ha avuto – e ha – un senso.
Se dovessi dare un consiglio a chi vuole seguire il tuo stesso percorso, quale sarebbe?
Credo che il consiglio più prezioso che possa dare sia quello di rimanere sempre fedeli a se stessi e alla propria autenticità, perché non esiste nulla di più unico di ciò che siamo realmente. In un mondo come quello della moda, dove la competizione è altissima e tantissime persone lottano per raggiungere lo stesso obiettivo, la passione da sola non basta. Servono anche pazienza, determinazione e una grande costanza. È un percorso fatto di alti e bassi, di attese e sacrifici, ma ciò che può davvero fare la differenza è la nostra unicità: la capacità di raccontare qualcosa di vero e personale attraverso ciò che creiamo. Essere se stessi, in fondo, è la chiave per emergere e lasciare un segno.
Qual è il sogno più grande che ancora vuoi realizzare nel mondo della moda?
Il mio sogno è vedere persone camminare per strada indossando i miei abiti e sentirle completamente a proprio agio, come se ciò che indossano fosse un’estensione naturale di sé stesse. Vorrei creare qualcosa che vada oltre l’estetica, capi che trasmettano sicurezza, libertà e identità. Sogno di portare nel mondo della moda una visione personale e innovativa, che parli a chi riesce a riconoscersi nei miei valori e nel mio modo di vedere le cose. Voglio che chi indossa le mie creazioni si senta bene, accolto, e parte di qualcosa di autentico.
Il percorso di Maria Grazia , è la dimostrazione che talento, dedizione e autenticità possono davvero aprire strade inaspettate. Con lo sguardo rivolto al futuro e i piedi ben saldi nella propria visione creativa , questa giovane fashion designer continua a costruire , passo dopo passo , un’identità professionale capace di emozionare e ispirare. E noi non vediamo l’ora di scoprire dove la porterà il prossimo capitolo di questo viaggio.



